Video automatizzati con l'AI: perché il vibe coding cambia le regole del content
L'editing video sta diventando programmabile. Con Claude Code, Remotion e un approccio Human-in-the-Loop, la produzione di contenuti video entra in una nuova era. Non sparisce il videomaker: cambia il suo ruolo.
C'è un momento in cui una tecnologia smette di essere "uno strumento" e diventa una nuova abitudine mentale. L'ho percepito lavorando a un video in modalità "vibe coding": invece di aprire un editor tradizionale, ho impostato un flusso in cui l'AI mi affianca come un content creator sempre disponibile.
Il contesto è concreto: ho usato Claude Code dentro Visual Studio Code per scrivere codice su Remotion, con Tailwind CSS per animazioni e componenti. L'AI ha costruito storyboard, timeline e montaggi partendo da uno script e da spezzoni video.
Non è stata magia: a tratti ho dovuto intervenire, perché il codice non era perfetto. Ma la direzione è chiara: non si tratta solo di "fare un video con l'AI", ma di spostare l'editing verso una forma programmabile e replicabile.
Cosa può fare oggi l'editing video programmabile
Il risultato, per ora, era un video senza audio: un montaggio completo sul piano visivo, finalizzato poi con altri strumenti.
Ecco un confronto utile per capire dove siamo:
- Rispetto a tool consumer (Canva Video, Google Vids): questa strada permette già cose difficili o impossibili con interfacce drag-and-drop
- Rispetto a software professionali (DaVinci Resolve, Premiere): oggi resta più limitata per color grading, audio e rifinitura fine
In pratica: è potente, ma non è ancora per tutti. Serve competenza tecnica. Per ora.
Dal montaggio alla produzione automatica assistita
Ecco dove la cosa diventa interessante. Se colleghi a questo approccio una base strutturata di asset:
- Database di spezzoni video categorizzati
- Intro/outro già approvate
- B-roll tematici
- Elementi grafici coerenti col brand
- Versioni già validate
...allora non stai più parlando di montaggio. Stai parlando di produzione automatica assistita: un personal assistant che compone video coerenti con il brand, adattati ai canali, versionati per formati diversi (Instagram Reels, YouTube Shorts, LinkedIn).
Quando l'editing diventerà accessibile a tutti?
La mia previsione: il salto può avvenire in un orizzonte breve, anche due anni.
Non serve che l'AGI esista davvero. Basta che le tecnologie diventino abbastanza buone da rendere economica e immediata la parte operativa. Quando il costo dell'operazione crolla, cambia l'economia del contenuto.
I driver dell'accelerazione:
- Modelli AI sempre più capaci di interpretare brief creativi
- Framework come Remotion che rendono il video "codice"
- Costi computazionali in calo costante
- Interfacce no-code che arriveranno sopra questi stack
Il rischio per le startup AI (e la lezione per le aziende)
Qui entra un tema strategico che tocca anche chi investe in AI senza una governance chiara.
Molte startup si innamorano della velocità: "Risolvo questo problema rapidamente con l'AI". È un vantaggio reale, ma fragile. La tecnologia si copia, migliora, si commoditizza.
Il valore duraturo si crea quando l'AI è incastonata in un processo governato: un flusso Human-in-the-Loop dove la macchina fa la parte scalabile e l'umano tiene la qualità, il contesto, la sensibilità editoriale.
Il modello ideale: ibrido, non tutto automatico
Nel mio caso, il modello non è "tutto automatico". È un ibrido intelligente:
- L'assistente sceglie in autonomia opzioni operative
- Chiede approvazione su scelte sensibili
- L'umano decide su pubblicazione, reputazione, posizionamento
È lo stesso principio che vale per l'accelerazione AI con governance: velocità sì, ma con controllo.
Perché i videomaker non spariranno (anzi)
Se l'editing diventa più facile, non sparisce il bisogno di comunicazione: esplode.
Il valore si sposta verso:
- Fantasia e direzione creativa
- Qualità contenutistica
- Capacità di costruire significato
- Sensibilità editoriale e di brand
Paradossalmente, questa democratizzazione non riduce il ruolo dei professionisti: lo trasforma.
Per ora questi strumenti sono più adatti a chi è tecnico, a developer e montatori esperti disposti a "entrare nel codice" con cautela. Ma proprio da lì nascerà l'evoluzione: i videomaker più forti diventeranno dominatori dei processi, perché sanno cosa chiedere all'AI e come valutare ciò che torna indietro.
La nuova figura: il regista del workflow
La mia speranza è che nei prossimi anni emerga in azienda una nuova figura ibrida: qualcuno capace di guidare la content creation con AI non come "trucco", ma come sistema.
Un ruolo che unisce:
- Metodo – processi ripetibili e scalabili
- Governance – regole chiare su cosa può essere automatizzato
- Qualità – standard non negoziabili
- Creatività – visione e direzione editoriale
Il regista del workflow, non il semplice utilizzatore del tool.
Il lavoro non sparisce: si sposta più in alto
Quando questo accade, succede una cosa importante: il lavoro non viene eliminato, ma spostato verso ciò che conta davvero.
Non il montaggio in sé, ma la comunicazione. Non la ripetizione operativa, ma la strategia. Non l'esecuzione, ma il pensiero.
È un pattern che abbiamo già visto con l'AI che scrive codice: la tecnologia accelera l'esecuzione, ma il valore umano si concentra sulla direzione.
Il punto di non ritorno è più vicino di quanto pensi. La domanda non è "se" l'editing video diventerà accessibile, ma "quando" – e soprattutto: sarai tu a governare il processo, o a subirlo?