Un terzo delle ricerche che ti trovano non è una persona
Da marzo ad agosto le impressioni di questo blog sono triplicate e i click sono rimasti fermi. Guardando i numeri da vicino la spiegazione non è un calo di posizionamento: è che una parte crescente di chi ci trova non è una persona, è un assistente che cerca per conto di qualcuno.
Quando un assistente AI prepara una risposta non fa una ricerca: ne fa molte insieme, su sottodomande diverse. Google lo chiama query fan-out, e quelle ricerche finiscono nelle impressioni del tuo Search Console mescolate a quelle delle persone. Su questo blog, da marzo ad agosto 2026, sono passate dal 7% al 30%.
Non è una previsione e non è un articolo su cosa succederà. È quello che mostrano i numeri di un blog aziendale vero dopo un anno di pubblicazioni.
Cosa è successo alle impressioni di questo blog in sei mesi?
Ho separato le ricerche per lunghezza. Le domande brevi, da una a tre parole, sono quelle che scrive una persona: "skill claude", "crm per pmi". Le domande da sei parole in su hanno un'altra forma, e ci torno fra poco.
Le impressioni totali sono più che triplicate, da 4.691 a 16.255. Ma la parte che cresce più in fretta è quella blu: da 327 a 4.924 in sei mesi, cioè da una impressione su quattordici a quasi una su tre. A settembre, sui primi sedici giorni, la quota resta al 29,7%. La crescita non è stata regolare: dopo il picco del 22,7% di maggio la quota è scesa al 20,4% e ci è rimasta per due mesi, prima di risalire.
Dove si taglia cambia il risultato, e vale la pena dirlo invece di scegliere il numero più comodo. Se conti come lunga ogni domanda da quattro parole in su, sono il 48,2% delle impressioni: quasi la metà. Da sei parole in su sono il 26%. Da otto, il 16,8%.
Perché quelle impressioni non producono click?
Perché dall'altra parte, quasi sempre, non c'è nessuno che possa cliccare.
Le domande brevi fanno 2,58% di CTR. Quelle da sei parole in su fanno 0,11%: 11.669 impressioni e tredici click in novanta giorni. Non è un problema di posizione, perché su molte di quelle domande siamo fra il quarto e il nono posto.
| Lunghezza minima della domanda | CTR | Quota delle impressioni |
|---|---|---|
| da 1 a 3 parole | 2,58% | |
| da 4 parole in su | 0,62% | 48,2% |
| da 5 parole in su | 0,19% | 34,4% |
| da 6 parole in su | 0,11% | 26,0% |
| da 7 parole in su | 0,05% | 18,9% |
| da 8 parole in su | 0,05% | 16,8% |
La prova che non siano persone sta nella geografia. La singola domanda più grande di tutto il sito, 2.889 impressioni in novanta giorni a posizione 4,1 e un solo click, arriva da Pakistan, Germania, Regno Unito e Hong Kong, con venti o trenta impressioni per paese. Nessuno a Karachi cerca automazione per le PMI italiane. È la stessa domanda aperta da più parti nello stesso momento, che è esattamente ciò che fa un motore quando si documenta.
E hanno la forma di un prompt, non di una ricerca: roi levers and quantification methods for ai in pharmacovigilance payback period case studies. Nessuno digita così.
Il meccanismo lo documenta Google, che gli dà anche il nome: query fan-out, cioè più ricerche collegate lanciate insieme su sottodomande e fonti diverse. La stessa pagina dichiara che i siti che compaiono in AI Overviews e AI Mode rientrano nel traffico complessivo di Search Console.
Da giugno 2026 esiste anche un rapporto dedicato, dentro Search Console, che mostra separate le impressioni arrivate dalle funzionalità AI. Ha due limiti che per questa domanda contano: vive solo nell'interfaccia, e riporta le impressioni ma non i clic, quindi il CTR non te lo dà. Via API non c'è niente: ho interrogato la dimensione delle comparse in ricerca sul dominio e l'unico valore che esiste è quello dei risultati tradotti.
Quindi per rispondere alla domanda di questo articolo, quanto vale il click su quelle ricerche, serve ancora una stima. La lunghezza della domanda è l'approssimazione che ho scelto, e come tutte le approssimazioni va dichiarata.
Cosa sta cambiando davvero con il query fan-out?
Lo strumento sta assorbendo il comportamento che le persone avevano prima. Non c'è più qualcuno seduto davanti a un motore di ricerca: c'è qualcuno seduto accanto a un assistente che cerca al posto suo.
Questo sposta il peso su una cosa che in tanti sottovalutano: le fonti. Un assistente che risponde senza dire da dove ha preso la risposta è un assistente di cui non ti puoi fidare, e infatti gli strumenti che citano le fonti per costruzione, Perplexity fra i primi, sono quelli che hanno reso credibile l'idea stessa di ricerca agentica. È la direzione in cui andranno gli altri, e significa che essere una fonte citabile conta più di quanto la maggior parte delle aziende creda. Su come ci si rende citabili ho scritto una guida tecnica dedicata, e su come un modello legge una pagina c'è un pezzo apposta.
Cosa ho smesso di scrivere per i motori di risposta?
Questa è la parte che mi interessa di più, e non è una buona notizia.
La scrittura che porta valore gradualmente, quella che costruisce un ragionamento pagina dopo pagina e ti consegna la conclusione alla fine, non funziona più. I bot riassumono benissimo: aprono l'articolo, estraggono il pezzo migliore e buttano il resto. Il percorso non lo leggono, e quindi non lo leggerà nemmeno chi riceve la risposta.
Di conseguenza il riassunto va in cima. È quello che faccio, ed è quello che chiede qualunque manuale di ottimizzazione per i motori di risposta: metti la conclusione nelle prime righe, poi spiega.
Funziona. Ma vale la pena dire ad alta voce cosa costa.
Chi legge una risposta non fa il percorso che chi l'ha scritta aveva in mente. Salta da zero a cento, ottiene il risultato e chiude. E molto spesso è proprio il percorso a contenere il valore aggiunto di una persona: il modo in cui ha scartato le alternative, gli errori che ha fatto prima di arrivarci, il motivo per cui una soluzione ovvia non funzionava. Sapere come ci si arriva è una parte fondamentale del crescere in un mestiere, non un ornamento.
Se l'abitudine collettiva diventa ricevere conclusioni senza attraversare ragionamenti, l'effetto non si ferma al traffico di un blog. Tocca il modo in cui le persone imparano. Io scrivo comunque il riassunto in cima, perché è il mezzo che c'è. Ma non è un progresso neutro, ed è onesto dirlo in un articolo che di quel meccanismo si serve.
Cosa significa il query fan-out per una PMI?
Che gli articoli informativi non bastano più da soli, e non perché siano inutili: perché la parte alta del funnel è esattamente quella che l'assistente assorbe e restituisce senza mandarti nessuno.
Quello che serve accanto è un funnel vero, costruito, del tipo che in giro si vede molto raramente. Informazione in cima, poi strumenti veri a metà percorso, qualcosa che il potenziale cliente usa davvero e da cui esce con un risultato in mano, e in fondo un'offerta che mette il valore davanti invece che dietro, con il coraggio di perderci dei soldi. Quei soldi sono l'investimento di marketing: non sono uno sconto, sono il modo in cui dimostri quello che sai fare prima di chiedere qualcosa.
L'errore più comune fra gli imprenditori che incontro è pensare che basti una sponsorizzata. Sotto c'è una convinzione più profonda e più sbagliata: che il marketing funzioni per sensazioni, simpatia e passaparola. Il passaparola funziona, ma non è una strategia, è un effetto. Il marketing è una scienza applicata, con ipotesi, esperimenti e misure, ed è la ragione per cui questo articolo è pieno di numeri invece che di aggettivi.
Se il click sulla parte alta del funnel sta sparendo, la risposta non è scrivere meno. È smettere di misurare il blog con il metro sbagliato e costruire i due piani che vengono dopo.
Domande frequenti
Cos'è il query fan-out?
È la tecnica con cui un motore di risposta, invece di eseguire la ricerca che hai digitato, ne lancia diverse in parallelo su sottodomande collegate, e poi compone la risposta con quello che trova. Google usa questo termine per descrivere il comportamento di AI Overviews e AI Mode. Per chi ha un sito significa comparire per domande più ampie e più specifiche di prima, con più impressioni e un CTR più basso.
Le impressioni delle AI si vedono in Search Console?
Sì, e da giugno 2026 anche separate. Google dichiara che i siti che compaiono in AI Overviews e AI Mode rientrano nel traffico complessivo, e un rapporto dedicato mostra a parte le impressioni arrivate dalle funzionalità AI. Restano due limiti: quel rapporto vive solo nell'interfaccia e riporta le impressioni senza i clic, quindi il CTR non lo ricavi. Via API non esiste ancora nessun valore che permetta di isolarle.
Perché il CTR crolla se il posizionamento non peggiora?
Perché cambia chi sta dall'altra parte. Su una ricerca fatta da una persona, comparire in prima pagina produce click: su questo sito le domande da una a tre parole rendono il 2,58%. Sulle domande lunghe, che sono in buona parte generate da un motore per documentarsi, il CTR scende allo 0,11% pur restando in posizioni fra la quarta e la nona. Non c'è nessuno che clicca, c'è un modello che legge e cita.
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Founder & CEO · Castaldo Solutions
Sono un consulente di trasformazione digitale con esperienza enterprise. Aiuto le PMI italiane ad adottare AI, CRM e architetture IT con risultati misurabili in 90 giorni.